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Il suono della libertà

Considerando l'andazzo generale, me l'aspettavo molto peggio l'isola di Koh Rong. E invece, anche se Koh Touch, il villaggio principale, è diventato un susseguirsi di hotel, ristoranti e bar, basta camminare pochi minuti per trovare le esotiche distese di sabbia candida pressoché deserte, persino in alta stagione, dove in un battibaleno ti servono una meravigliosa insalata di frutta al prezzo di meno di due euro. L'acqua del mare è turchese e trasparente, bar e ristoranti sono molto semplici, ci sono alcune postazioni di massaggio e girls bar non troppo sfacciati, e soprattutto per un paio di giorni non dovrei rischiare di incappare in cumuli di teschi o altre testimonianze dei crimini polpottisti.
In posti come questi bazzicano numerosi personaggi singolari, che magari hanno abbandonato da anni i loro Paesi cosiddetti occidentali oppure che fanno avanti e indietro in attesa di decidere che piega dare alla loro vita. Per esempio c'è Marco, un francese di origine siciliana, che passa diversi mesi su e giù per l'Indocina. Il mio interlocutore sostiene che l'unica soluzione al tragico fatto che abbiamo smesso di credere in Dio è il buddismo; quindi mi rivela che dopo aver letto un libro sacro dell'induismo (se non ricordo male, il Mahabharata) non crede più nella democrazia. Marco è abbastanza in fissa con il traffico mondiale di bambini, che secondo lui farebbe parte di un complotto mondiale e infatti non ce lo dicono; a questo proposito mi consiglia caldamente di guardare il film "The sound of freedom", non a caso molto contestato poiché farebbe riferimento alla teoria elaborata dal gruppo politico di estrema destra QAnon. Secondo questo tizio, infine, le donne del sud est asiatico sono forti e per questo non ci sono femminicidi (cosa che non mi convince per niente), ma allo stesso tempo si lamenta del fatto che ormai in Francia non puoi più permetterti di corteggiare una ragazza, facilmente vieni accusato di maschilismo o addirittura di aver esercitato violenza, invece qui in Asia non ci sono questi problemi, infatti ha una fidanzata thailandese.
A parte la vita sociale, l’attività principale di Koh Rong è la gita in longtail boat che prevede sessioni di snorkelling, pesca, degustazione di frutta fresca, sosta a Long Beach (una distesa di finissima sabbia bianca lunga sette km), pranzo a base di pollo e riso e infine, dopo il veloce tramonto sulla spiaggia, di nuovo in mare per lo spettacolo della bioluminescenza, che ci si può godere muovendo il più possibile gli arti mentre si sta in acqua. In questa gita ho socializzato con tre trentenni veneti che di solito trascorrono i mesi invernali in Indocina e che in particolare resteranno dieci giorni a Koh Rong. Per loro il Paese migliore dove svernare è la Thailandia: è da lì che sono partiti per Sihanoukville, percorrendo strade terrificanti. Mi sono molto divertita con loro, a conferma del fatto che gli italiani sono sempre più vivaci di molti altri popoli, però mi sorprende molto che giovani di bell'aspetto nonché simpatici e socievoli siano disposti a pagare per fare sesso con prostitute locali e ho pensato che forse anche loro hanno lo stesso problema di Marco. La sera ci organizziamo per cenare insieme, ma io comunque ne ho già abbastanza del breve lungomare di Koh Touch, dell'Irish pub, dei ventenni ubriachi, del beer pong e dei girls bar, che poi, ora che vi presto attenzione, non sono poi così pochi. Insomma, nonostante le sconfinate baie di sabbia impalpabile, le altalene che dondolano cullate dalla brezza e la rigogliosa natura tropicale (seppur infestata dalle zanzare), io non so se passerei dieci giorni a Koh Touch.

Racconto di viaggio completo "IN VIAGGIO A RIMORCHIO. Cambogia in solitaria"

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